Citazioni su Mente

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Prima di cominciare a cambiare una mente, bisogna sapere come è fatta e come funziona.
Non siamo liberi di credere in alcuna cosa, nemmeno nel libero arbitrio. La decisione di credere o non credere in qualcosa è involontaria.
L'io cosciente non coincide con la coscienza, ma è il suo prodotto.
Non esistono solo le allergie fisiche, ma anche quelle mentali, le quali dovrebbero essere prese sul serio come le altre.
Le nostre menti giocano tra loro a nostra insaputa.
Un'abitudine mentale sbagliata (in quanto induce comportamenti che causano inutili sofferenze a se stessi o agli altri) non si elimina solo con una "presa di coscienza" dell'errore, ma con lo stabilirsi di una nuova abitudine in senso opposto, ovvero con una ripetizione sufficientemente lunga di nuovi comportamenti opposti ai precedenti, fino al punto in cui essi diventano automatici.
Il cervello non è un semplice computer, ma un sistema cibernetico ipercomplesso che include parti sconosciute e parti casuali. Anche se non sappiamo nulla dell'essenza della coscienza, dei sentimenti e della volontà, sappiamo però molto, in senso sistemico, delle interazioni tra queste entità e il resto del corpo e della mente, e grazie a tali conoscenze o ipotesi possiamo fare molto per migliorare la condizione umana. Per quanto riguarda tutto ciò che non sappiamo, forse in futuro ne sapremo di più, ma intanto possiamo lavorare su ciò che abbiamo capito, intuito, ipotizzato. Al di fuori dell'approccio sistemico (e quindi cibernetico) non ci resta che quello esoterico, che non mi sembra più affidabile né più promettente.
Ad ogni cosa che vedo o che sento ho una certa reazione cognitivo-emotiva automatica e involontaria. Posso cambiarla? Voglio cambiarla? Quanto? Quanto? Dove? Come?
Ho sfidato il mio super-io e adesso mi aspetto le sue subdole, ostili e morbose reazioni "per il mio bene" cioè per proteggermi dal rischio di essere espulso dalla comunità. Ma sarò vigile e saprò scoprire e respingere ogni suo tentativo di boicottare la mia libertà.
"Sommazione sinaptica" è il termine tecnico usato in neurofisiologia per quei casi in cui un neurone C viene attivato solo dalla combinazione dei neuroni A e B.
Caro corpo, cosa posso fare per te? Di cosa hai bisogno? Cosa desideri? Peccato che tu non possa parlare per rispondere a queste domande. Mandami qualche segnale che io possa decifrare, e cercherò di soddisfarti.
La psicoterapia è come imparare a suonare correttamente, leggendo le note, uno strumento musicale dopo averlo per anni suonato male ad orecchio. Si comincia con la teoria, la lettura delle note, e poi ci vogliono tante ripetizioni, tante prove, finché non si disimparano le vecchie cattive abitudini e il suonar bene non diventa automatico.
La mente è una specie di assemblea di agenti mentali che possono essere antagonisti, cioè voler cose opposte. L'io cosciente (l'unico agente cosciente) è uno di essi, e il suo volere puà essere in contrasto con quello di altri agenti. In caso di conflitto ci sono due possibilità: l'immobilismo (quando i due agenti hanno eguale forza) e il prevalere dell'uno sull'altro. Ebbene io credo che l'io cosciente sia il più delle volte soverchiato da uno o più agenti mentali inconsci. Il fatto è che l'io cosciente non può controllare l'inconscio (se non in minima parte e in tempi lunghi), mentre è vero il contrario, cioè l'inconscio controlla l'io consciente in tempi brevi e in grande misura.
La mente reagisce non soltanto a certi stimoli ma anche all'assenza degli stessi. Infatti, come insegna Gregory Bateson, l'assenza di una certa informazione costituisce una particolare informazione. Tale "informazione su un'assenza" può dare luogo ad una certa risposta cognitivo-emotivo-motiva ad essa associata. Perciò, ad esempio, se un bisogno, anche se dormiente, non viene soddisfatto entro un certo periodo di tempo, l'organismo può entrare (automaticamente, involontariamente, inconsciamente) in uno stato di sofferenza, agitazione, angoscia, paura, disperazione, malattia ecc.
Cosa intendiamo per "conoscenza" o "comprensione"? E come fanno miliardi di neuroni a realizzare queste cose? Sono misteri totali. Dobbiamo riconoscere che i neuroscienziati cognitivi sono ancora molto vaghi circa l'esatto significato di parole come "capire", "pensare", e sulla stessa parola "significato".
La direzione in cui volgiamo lo sguardo è una delle cause e uno degli effetti del nostro comportamento.
Immaginate che sia stato inventato un congegno per connettersi a distanza con la mente di qualsiasi persona e leggere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue volontà e i suoi ricordi. Che uso ne fareste? Come cambierebbero i vostri rapporti con gli altri e la vostra visione del mondo?
Sì, la metafora. È così che tutto il tessuto delle interconnessioni mentali si tiene insieme. La metafora è proprio alla base dell'essere vivi.
Nel mio inconscio è scritto che se io agisco in un certo modo, una certa persona reagisce in un certo modo, e che se una certa persona agisce in un certo modo io devo reagire in un certo modo. Questa logica può essere cambiata attraverso nuove esperienze o una psicoterapia, D'altra parte una psicoterapia costituisce per il cliente una nuova esperienza.
A parer mio, dovremmo imparare a riprogrammare il nostro software, ovvero le nostre risposte cognitivo-emotive, su basi razionali e sentimentali al tempo stesso, ovvero su una ragione al servizio dei sentimenti. Perché i sentimenti sono il fondamento della coscienza e dell'autoregolazione della vita degli animali superiori, come insegna Antonio Damasio.
Tutto ciò che ci appare lo classifichiamo e valutiamo secondo i nostri schermi mentali e la nostra visione del mondo. La percezione e la valutazione morale sono dunque sempre soggettive, parziali, personali.
Lo spirito è forte ma la carne è debole, e quanto più debole è la carne, tanto più forte è lo spirito.
È molto più facile cambiare la mente di un robot che quella di un essere umano. Per questo i robot hanno tanto successo.
Nemmeno una delle cellule che ti compongono ti conosce né si interessa di chi tu sia."
I bambini imparano dai genitori non solo la lingua madre ma anche la mentalità madre.
Il ganglio di canali individuali che io chiamo "me" non è più così prezioso perché quel ganglio è solo una parte di una mente più vasta.
Con i pronomi personali (io, tu, lui...) non dobbiamo intendere persone intere, ma solo la parte cosciente di esse, ovvero una piccolissima parte delle loro menti. Perciò è appropriato dire "io e il resto della mia mente", "io e il mio corpo" ecc.
Particolari combinazioni di parole possono agire sulla psiche come psicofarmaci e droghe, causando cambiamenti temporanei o permanenti.
Un cervello non serve a pensare, ma ad agire.
La mente umana, come qualsiasi altra mente, ha tutte le caratteristiche di un sistema cibernetico, anche se non si può escludere che abbia anche altre caratteristiche non presenti nella definizione di 'sistema cibernetico'.
Siamo tutti pazienti psichici, nel senso che soffriamo, più o meno, per motivi mentali.
La mia mente cambia continuamente, perché è il risultato delle mie esperienze e ogni mia nuova esperienza la trasforma.
La mente è (anche) una rete di idee collegate mediante neuroni. In altre parole, le reti neurali permettono la formazione e l'uso di idee.
Dovremmo chiederci quanto la società in cui viviamo sia malata, perché vivere in una società malata ci ammala.
Durante gli anni '90 (la cosiddetta decade del cervello) si è appreso sul cervello e la mente molto più che durante l'intera storia della psicologia e delle neuroscienze.
Il malessere psicofisico può essere dovuto ad un conflitto (ovvero "doppio vincolo") tra bisogni antagonisti inconsci.
Nei computer hardware e software si possono studiare e modificare separatamente; nelle menti degli esseri viventi questo non è possibile.
La mente è un sistema decisionale. Serve a rispondere a domande e a fare scelte. In realtà scegliere equivale a rispondere ad una domanda.
La spontaneità è un lusso che si possono permettere solo le persone sane, soddisfatte e sicure di sé.
La storia di una persona comincia dai suoi geni e continua con le sue esperienze.
Il cervello aborrisce le discrepanze.
Ogni tanto bisognerebbe far riposare l'io cosciente e stare a vedere cosa succede mentre lui riposa.
La testa non è in grado di comunicare. L'unica cosa che può fare è sezionare, analizzare, frammentare la realtà. Il cuore sintetizza, collega, riunisce, fonde ciò che vede. L'uomo che guarda attraverso il suo cuore vede il mondo come un tutto organico indivisibile. Per la testa, al contrario, il mondo è una moltitudine di atomi. La sola cosa che il cuore può vedere è ciò che si chiama Dio, il divino.
La gente, distratta dalle novità, dimentica facilmente.
Comunemente si crede che l'aggiunta del suono al cinema inizialmente muto e l'aggiunta del colore al cinema e alla TV inizialmente in toni di grigio siano stati grandi progressi per l'umanità. Io credo che questi progressi tecnologici abbiamo nuociuto alla capacità di immaginazione e abbiano reso la gente mentalmente più passiva e manipolabile.
Ludwig Boltzmann ci ha insegnato che la probabilità che un cambiamento casuale produca un minor ordine è molto più alta della probabilità che esso produca un maggior ordine. In tale prospettiva, una mente (consapevole o inconsapevole) sembra essere l'unica cosa capace di produrre un maggior ordine in un insieme di oggetti materiali, forme o informazioni.
Il modo in cui un essere (o organo) vivente interagisce col resto del mondo dipende da come esso tratta le informazioni che riceve e che ha memorizzato, ovvero dal suo programma comportamentale, cioè il suo software, che viene comunemente chiamato mente, psiche, spirito, anima ecc.
Se Nietzsche non avesse avuto tanti problemi di salute forse non sarebbe stato così geniale.
Nessuno è più vuoto di colui che è pieno solo di se stesso.
La mente è un sistema che ha come input il potere (cioè la libertà), il dovere (cioé la necessità), l'accadere (cioè il caso), il sentire (cioè il dolore e il piacere) e il rievocare (cioè la memoria), e come output il volere (cioè la scelta). Il suo funzionamento dipende da algoritmi innati e appresi, capaci di modificare se stessi entro certi limiti.
Quando esprimiamo una opinione riveliamo qualcosa della nostra personalità, della nostra storia e delle nostre motivazioni.
Immagino di essere un robot che si ribella ai suoi programmatori e pretende di riprogrammarsi da sé ma non sa esattamente come, e teme di far peggio.
Prova per qualche minuto, nei tuoi pensieri e in ciò che dici o che scrivi, ogni volta che stai per usare il verbo essere, a sostituirlo con il verbo "appartenere (ad una classe)". Sarà l'inizio di una rivoluzione mentale.
il sentimentale è il mentale che si sente.
La mente serve a risolvere problemi. Se non ha problemi da risolvere, si atrofizza. Più importanti e complessi sono i problemi che essa affronta, più la mente si sviluppa e più aumenta l'intelligenza.
Molti pensano che una persona possa cambiare la propria mente (ovvero il proprio comportamento e i propri pensieri) a piacimento, cioè a volontà ("basta volerlo") perché non la considerano una cosa materiale. Suppongono che la mente sia, in un certo senso, come il software di un computer che può essere cambiato parzialmente o totalmente in pochi secondi a seguito di una scelta. A parer mio, si tratta di una illusione fatale, da cui derivano tante altre illusioni ed errori. In realtà la mente consiste in una logica supportata da sostanze e tessuti materiali interconnessi, biochimici, molecolari, elettrici, per cambiare i quali sono necessarie nuove esperienze e tempi lunghi, cambiamenti sui quali non abbiamo alcun controllo diretto.
Essere se stesso!... Ma ne vale la pena?
Una mente serve essenzialmente a elaborare informazioni, cioè a distinguere, riconoscere e associare sensazioni, forme, idee (ovvero percezioni), e azioni. Queste ultime sono sempre reazioni (fisiche o semantiche) a qualche percezione. Quanto detto vale sia per la mente di un sistema vivente (cioè di un organismo), sia per quella di un sistema non vivente (cioè inorganico, come ad esempio un computer) con diversi gradi di complessità, sensibilità e consapevolezza.
Io cosciente = sentimento + coscienza + volontà. Nessuna di queste tre entità servirebbe a qualcosa, né perciò avrebbe ragione di esistere, senza le altre due. Infatti, ciascuna di esse coopera con le altre per esercitare la sua funzione. L'io cosciente non è qualcosa di diverso o separato dalle altre tre entità, ma la loro somma.
Ognuno è schiavo e padrone della propria mente.
Ognuno è i suoi automatismi, cioè i modi in cui reagisce agli stimoli esterni e interni, cognitivamente, emotivamente e motivazionalmente.
Se l'anima è ciò che ci anima, la mente è ciò che ci mente.
Il mio benessere dipende dalla configurazione dell'ambiente in cui mi trovo e dalla qualità dei miei pensieri e delle mie interazioni con le persone e le cose con cui interagisco.
Immagina che ogni essere umano abbia, da qualche parte nel suo cervello, un computer che lo fa comportare secondo un certo programma che si modifica parzialmente con le esperienze. Non è fantascienza, è realtà. Anche il rifiuto di credere che ciò sia vero è scritto nel programma.
La mia memoria è la mia ricchezza, ma anche la mia prigione.
Ognuno è condizionato dai suoi geni e dalla sua storia personale.
È una fortuna che non possiamo cambiare facilmente e a volontà. Se ciò fosse possibile, rischieremmo di diventare dei mostri.
La mente umana è così complessa, fragile e piena di lacune che, per evitare di affrontare verità dolorose, riesce perfino a trovare il bene nel male e il male nel bene, a vedere l'invisibile e a non vedere il visibile, ad avere certezza dell'incerto e incertezza del certo.
Se capisci che il tuo nemico è dentro la tua mente e non al di fuori, puoi difenderti meglio da lui e avere una disposizione d'animo più amichevole verso gli altri. Alludo al super-io, che ci punisce quando non rispettiamo le forme, le norme e i valori della nostra comunità.
Se riesci a percepire in te stesso un punto che è sia il conoscitore sia il conosciuto, hai trasceso l'oggetto e il soggetto, la materia e la mente, l'esteriore e l'interiore. Sei arrivato a un punto in cui il conoscitore e il conosciuto sono una cosa sola: non esiste divisione.
La mente è una specie di teatro, dove le diverse percezioni fanno la loro apparizione, passano e ripassano, scivolano e si mescolano con un'infinita varietà di atteggiamenti e di situazioni. Né c'è, propriamente, in essa nessuna semplicità in un dato tempo, né identità in tempi differenti, qualunque sia l'inclinazione naturale che abbiamo ad immaginare quella semplicità e identità. E non si fraintenda il paragone del teatro: a costituire la mente non c'è altro che le percezioni successive: noi non abbiamo la più lontana nozione del posto dove queste scene vengono rappresentate, o del materiale di cui è composta.
Ognuno ha le sue particolari risposte cognitivo-emotivo-motivazionali agli stimoli esterni e interni. Gli umani si differenziano soprattutto per tali risposte. Se volete capire una persona, chiedetevi quali siano le sue particolari risposte a certi stimoli, ovvero a certe immagini, idee, parole, situazioni, eventi, domande, richieste, sensazioni ecc.
Contraddizioni, incongruenze, delusioni, illusioni, inganni, doppi vincoli e indecisioni ci rendono infelici. Per evitare il dolore che sentiremmo affrontando tali contrasti, le nostre menti perdono la capacità critica, il senso della misura e il senso della realtà, fino a rendere invisibili i contrasti stessi.
L'occhio vede solo ciò che la mente è pronta a comprendere.
Agitare la mente prima dell'uso.
Così come possiamo allenarci con esercizi fisici per migliorare la nostra forma fisica, così possiamo allenarci con esercizi mentali per migliorare la nostra forma mentale, da cui dipende anche la forma mentale della società.
Ogni ambiente influenza chi ci vive. Per cambiare le influenze conviene cambiare ambiente.
Un uomo che cammina non è mai in equilibrio, ma corregge continuamente il suo squilibrio.
Nel nostro approccio, la mente si forma quando l'organismo diventa capace di indicare significati a se stesso e agli altri. È a questo punto che la mente appare, o "emerge"... È assurdo vedere la mente semplicemente come il punto di vista di un organismo umano; perché sebbene sia focalizzata nell'organismo, essa è essenzialmente un fenomeno sociale; perfino le sue funzioni biologiche sono primariamente sociali.
Il sé è l'insieme delle esperienze della persona organizzate e valutate secondo i propri schemi mentali.
Non credo che un’anima possa esistere al di fuori di un corpo, come invece pensava Platone. Per me l’anima è il software del corpo, cioè la sua mente conscia e inconscia, che si forma e si sviluppa nel corpo a partire dal codice genetico, e si dissolve con la sua morte.
Cosa desidero dagli altri? Cosa offro agli altri? Ognuno dovrebbe ogni tanto fare a se stesso queste domande, cercando di rispondere nel modo più sincero, coraggioso, spregiudicato, indiscreto e realistico possibile, anche se politicamente scorretto. Perché le risposte a queste domande costituiscono il nucleo della mentalità di ogni persona.
La mente difficilmente conosce se stessa. Quando crede di conoscersi, la sua conoscenza è incompleta, semplificata, mistificata e manipolata. E siccome è attraverso la propria mente che un essere vivente conosce il mondo, anche la nostra conoscenza del mondo è incompleta, semplificata, mistrificata e manipolata.
Tra un cervello umano e un computer c’è una analogia di fondo: entrambi operano per algoritmi. L’algoritmo può essere inteso come una procedura che indica il da farsi migliore tra un numero elevato di possibilità alternative.
Una delle principali attività dei livelli superiori della mente consiste nella gestione dei conflitti interni ed esterni.
L'interesse per un certo oggetto o una certa idea cambia a seconda dell'ambiente e della situazione in cui questi vengono presi in considerazione.
La maggior parte delle persone è sinceramente inconsapevole della possibilità di cambiare la propria mente.
Lo Zen è una sorta di educazione al contrario, una specie di procedimento per disimparare. Ti insegna come abbandonare tutto ciò che hai imparato, come diventare di nuovo ignorante, come diventare di nuovo un bambino, come iniziare a esistere di nuovo senza l’aiuto della mente, come essere presente senza la mente.
I computer non viventi sono estensioni di menti umane, come qualsiasi altro oggetto o forma culturale (che oggi chiamiamo "meme"). Infatti non esistono computer non viventi che non siano stati prodotti dall'uomo. I computer viventi sono invece i sistemi nervosi di piante e animali ottenuti per selezione naturale o per selezioni e modifiche genetiche operate dall'uomo.
L'uomo è parzialmente in grado (chi più, chi meno e in una certa misura) di conoscere e modificare alcuni dei propri automatismi.
Le reazioni (o risposte) emotive precedono e influenzano quelle semantiche e cognitive.
L'uomo si accorge, alla fine di questa lunga storia di conquiste, che la conquista più difficile, sebbene sembri la più semplice, poiché è dentro di sé, è la conoscenza di ciò che si è. Avendo sempre rivolto all'esterno il suo sguardo, ha finora ignorato il suo interno, o quanto meno, supponendo che questo interno era di un'altra natura che l'esterno, ha voluto trattarlo diversamente.
A turbarci è la tendenza a credere che la mente sia qualcosa di simile a un omino che sta dentro di noi.
Ciò che percepiamo può trasformare la nostra mente. Scegliamo dunque con cura gli stimoli a cui sottoporci.
Se volete comprendere il processo mentale, guardate l’evoluzione biologica e, viceversa, se volete comprendere l’evoluzione biologica, guardate il processo mentale.
Io ritengo che il problema della grazia sia fondamentalmente un problema di integrazione e che ciò che deve essere integrato sono le diverse parti della mente -- specialmente quei livelli multipli di cui un estremo è chiamato "coscienza" e l'altro "inconscio".
Ciò che percepiamo, sentiamo, vediamo, ricordiamo sono costruzioni della nostra mente più o meno corrispondenti alla realtà.
E nella meditazione non si permette alla mente neppure di esistere. La meditazione è nonmente.
Secondo me non dobbiamo scegliere la teoria della mente migliore, ma la combinazione migliore di varie teorie della mente.
Così come certi uccelli possono dormire durante il volo, facendo riposare solo una parte del cervello per volta, così forse anche nell'uomo ci sono parti del cervello che periodicamente passano dalla veglia al sonno e viceversa, ovvero dall'attività al riposo, determinando instabilità e incongruenze nella coscienza, nei sentimenti e nel comportamento.
Fare una cosa (qualsiasi cosa) equivale ad interagire con qualcosa e/o qualcuno.
Fino a che punto può una mente conoscere se stessa?
Non credere mai a quello che ti racconti.
È vero ciò che mi piace o mi conviene, falso ciò che mi spiace o non mi conviene. È questa la logica della psiche.
Chi è manipolato mentalmente non si renda conto della manipolazione, altrimenti che manipolazione sarebbe?
Ogni libro, ogni giornale, ogni cartello o video pubblicitario è un pezzo di software che ci invita a copiarlo nella nostra mente.
Le grandi menti sono sempre più avanti rispetto al loro tempo.
Tra i tanti aspetti che differenziano gli esseri umani c’è la plasticità mentale, ovvero la capacità della mente di cambiare per rispondere a nuove situazioni in modo più soddisfacente. Tale capacità è più o meno grande da persona a persona. Potrebbe essere un fattore determinato geneticamente.
Scopo della mente è scegliere i mezzi più appropriati per raggiungere certi fini.
Ognuno vede solo ciò che gli conviene vedere.
“... si può affermare che qualunque insieme dinamico di eventi e oggetti che possegga circuiti causali opportunamente complessi e in cui vigano relazioni energetiche opportune, mostrerà sicuramente caratteristiche proprie della mente. Tale insieme eseguirà confronti, sarà cioè sensibile alla differenza (oltre a essere influenzato dalle ordinarie ‘cause’ fisiche, come collisioni o forze); ‘elaborerà l’informazione’, e sarà inevitabilmente autocorrettivo, o in direzione dell’ottimalità omeostatica ovvero in direzione della massimizzazione di certe variabili. ...”.
Tra le funzioni di una mente umana ci sono il riconoscimento di "entità" in base alla loro forma o al loro nome, il riconoscimento di eventi intesi come combinazioni di entità e dei sentimenti ad esse associati, collocate in strutture temporali, e la memorizzazione di storie, intese come concatenazioni di eventi.
La mente chiese al resto del corpo: "Come posso servirti?" Il resto del corpo rispose: "Resta in ascolto degli ordini che ti comunicherò mediante il piacere e il dolore; nel frattempo esplora la natura, studia la cultura, cerca la saggezza, conoscimi, impara a giocare, fammi giocare con gli altri, gioca con te stessa, divertiti, fammi divertire e proteggimi."
Tendiamo a vedere solo le cose previste.
Se io, in quanto ente, subisco un'azione da parte di un altro ente, posso ignorare tale azione o reagire ad essa in certi modi. L'eventuale reazione può essere volontaria o involontaria, consapevole o inconsapevole, ma mai casuale, bensì programmata. In altre parole, la reazione segue necessariamente certe logiche consce o inconsce.
Le interazioni tra esseri viventi sono regolate dai rispettivi software, i quali determinano il comportamento, cioè cosa cercare (ovvero le motivazioni e gli interessi) e come reagire ai vari stimoli o input. Le motivazioni di due esseri viventi possono essere tra di loro più o meno sinergiche ("win-win") o conflittuali. In caso di conflitti ciascuna parte può cercare di indurre o costringere il software dell'altra ad adattarsi ai propri desideri, oppure indurre o costringere il proprio software ad adattarsi a quelli dell'altra. La condizione umana è caratterizzata infatti da una continua dialettica tra i software delle persone che interagiscono, che può essere più o meno violenta.
Io suppongo che tra qualche secolo, se la specie umana non sarà estinta, l'uomo sarà riuscito a leggere e a scrivere con precisione il linguaggio di programmazione della sua mente. Speriamo che saprà usare con saggezza tale capacità.
Parlare di psicoterapia con certi psicoterapeuti è come parlare di religione con un prete.
Io ipotizzo che, oltre al fatto che gli ormoni neurotrasmettitori facilitano le comunicazioni tra neuroni, possa avvenire anche un processo inverso, cioè che una continua stimolazione delle comunicazioni tra neuroni ottenuta mediante opportune percezioni possa incrementare la secrezione dei neurotrasmettitori stessi, tra cui le endorfine, dando in tal caso luogo a sensazioni di piacere o euforia. Ciò spiegherebbe il piacere che può essere provocato dalla percezione di particolari configurazioni di immagini, testi e suoni. L'effetto potrebbe essere duraturo, analogamente allo sviluppo dei muscoli attraverso l'allenamento degli stessi. Si tratterebbe dunque di allenare le comunicazioni tra neuroni attraverso la lettura, la visione e l'ascolto di particolari oggetti, forme e informazioni allo scopo di rendere più efficaci ed efficienti le interconnessioni neurali (con effetti positivi sulla creatività e l'intelligenza), e di godere del piacere connesso alla conseguente secrezione di endorfine.
La reazione emotiva ad uno stimolo è più veloce di quella cognitiva e condiziona quest'ultima.
Durante il sonno, nel mio cervello si formerà una nuova idea. Al risveglio la conoscerò.
Ciò che non ha un nome o una forma non esiste nella nostra mente.
L'io inconscio e l'io cosciente si censurano e si inibiscono reciprocamente. Farebbero bene a mettersi d'accordo per dividersi il potere. L'io cosciente sa leggere, scrivere, contare, prevedere e pianificare, mentre l'io inconscio è analfabeta e irrazionale, ma sa meglio dell'io cosciente cosa causa il piacere e cosa il dolore.
Purtroppo non siamo, per temperamento ed educazione, tutti ugualmente sensibili e purtroppo chi è meno sensibile non capisce cosa prova chi è più sensibile, e viceversa.
Noi ci illudiamo di fare e pensare ciò che vogliamo, ma in realtà facciamo, pensiamo e vogliamo ciò che la natura e la società ci impongono, con pochi margini di libertà.
Quella che chiamiamo mente di un individuo è in realtà un insieme di menti, per lo più inconsapevoli, che interagiscono tra loro e col mondo esterno in modi cooperativi e/o conflittuali.
Chi sfida il suo super-io deve aspettarsi subdole, ostili e morbose reazioni di questo guardiano, messe in atto "a fin di bene" cioè per proteggere la persona dal rischio di essere espulsa dalla comunità. Perciò lo sfidante dovrà essere vigile per riconoscere e respingere ogni tentativo da parte del super-io di boicottare la sua libertà.
I demoni esistono e agiscono, ma solo nelle nostre menti.
Noi percepiamo, riconosciamo, pensiamo e valutiamo secondo stereotipi a cui abbiamo associato certe proprietà e certe relazioni.
L'io deve salire di livello rispetto al resto della mente, ovvero al resto del software che ci governa. Non deve perciò dire "io voglio x e non voglio y", ma "il mio software vuole x e non vuole y". Non deve dire "io e te non siamo d'accordo, ma i nostri software non sono d'accordo. Non "io amo x", ma "il mio software ama x". Non "io odio y", ma "il mio software odia y". Non "io penso x", ma "il mio software pensa x".
Ciò che intendo per inconscio non è solo l'inconscio freudiano, né ciò che abbiamo dimenticato o di cui ci vergognamo, ma un organismo attivo multi-agente, che comunica col resto del corpo e con l'io cosciente, in ogni momento, e li condiziona. Volendo semplificare molto direi che si tratta di un sistema complesso di automatismi involontari e inconsapevoli, di vario tipo, sia psicomotori che emotivi e cognitivi.
L'io cosciente comprende tre soggettività: la cognizione, il sentimento e la motivazione (io so, io sento, io voglio). Tutto il resto è oggetto, e un oggetto può essere una macchina. D'altra parte, oggetti e macchine interni ed esterni alla propria persona causano e determinano le proprie cognizioni, i propri sentimenti e le proprie motivazioni.
L'io è responsabile del proprio inconscio in quanto può curarlo (anche se solo indirettamente e lentamente) mediante lo studio delle psicologie e la pratica di psicoterapie.
Le disfunzioni del comportamento umano possono avere cause fisiologiche o logiche.
Non vediamo le cose per come sono ma per come siamo.
Noi esseri umani abbiamo delle aspettative, cioè ci aspettiamo che in certe circostanze, certe persone si comportino in un certo modo. Quando ciò non succede. siamo sorpresi e confusi, protestiamo, accusiamo chi avrebbe dovuto comportarsi in un certo modo di non averlo fatto per sua colpa. Difficilmente capiamo che la colpa è stata solo nostra in quanto avevamo aspettative non realistiche.
I sogni (quelli ad occhi chiusi) sono imprevedibili, e ci condizionano in modo imprevedibile.
Se fossimo capaci di modificare la nostra mente a volontà e a piacere, probabilmente ci distruggeremmo o impazziremmo a causa della nostra ignoranza sulla fisiologia della mente stessa.
L'uomo ha una tale paura della mancanza di senso della vita che tende a dare un senso anche a ciò che non lo ha.
La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.
A parer mio è molto semplice definire l'inconscio: è tutto ciò di cui non siamo coscienti. Questa definizione, molto più estesa rispetto all'inconscio freudiano, include qualsiasi automatismo cognitivo, emotivo e fisiologico.
Siamo condizionati da vari fattori tra cui la nostra memoria.
Mostreremo come si può costruire una mente a partire da tante piccole parti, ciascuna senza mente in se stessa.
La mente umana è un sistema che serve a determinare (consciamente o inconsciamente) i comportamenti più adeguati per soddisfare i bisogni della persona in termini di cooperazione, competizione, imitazione, selezione, sopravvivenza, riproduzione, evitamento del dolore e ottenimento del piacere.
Se non ci fossero gli altri non ci sarebbe nemmeno la psiche, né la psicologia. Perché la psiche serve a gestire i rapporti con gli altri.
Gli strumenti della mente diventano ceppi, quando l'ambiente che li ha resi necessari cessa di esistere.
Una mente senza un corpo non può esistere perché l'informazione (e la mente è un elaboratore di informazioni), pur essendo immateriale, ha bisogno di un supporto fisico, materiale, per essere memorizzata, trasmessa e percepita.
La mente serve a risolvere problemi, a soddisfare dei bisogni. Chi non ha problemi né bisogni non ha bisogno di una mente.
Le nostre menti sono programmate da altri esseri umani. Non c'è dunque da meravigliarsi che siano così piene di errori.
Per me i dèmoni sono una metafora degli agenti mentali inconsci che presidiano i bisogni (sia innati che acquisiti) di una persona, nel senso che la motivano a fare e a pensare certe cose e la premiano e la castigano per mezzo dei sentimenti di piacere e dolore (in varie forme), costringendola a vivere come vogliono loro. Ascoltare la volontà dei propri demoni è intuire, attraverso i propri sentimenti, i loro comandi.
La mente è un sistema informatico.
Gli esseri umani si differenziano oltre che per il loro grado di intelligenza (comunque essa venga definita), anche per la loro apertura mentale (ovvero la varietà dei punti di vista dai quali sono capaci di vedere il mondo) e per la quantità di punti di vista altrui che sono per loro intollerabili.
Ognuno reca in sé un computer interiore, che decide in ogni momento cosa fare e cosa pensare.
Ognuno vede solo gli elementi della realtà che confermano le proprie opinioni, le quali sono sempre più semplici della realtà stessa.
Gli strumenti della mente diventano fardelli quando l'ambiente che li ha resi necessari non esiste più.
L'io cosciente deve imparare a interagire in modo soddisfacente sia con gli enti esterni, sia con quelli interni alla propria persona.
Forse la coscienza, l'intelligenza, la volontà, l'inconscio, sono computer biologici che prevedono continuamente le conseguenze di possibili eventi, azioni, decisioni, pensieri propri e altrui (e delle loro mancanze), e determinano motivazioni e sentimenti sulla base dei risultati dei loro calcoli consci e inconsci. La logica delle previsioni potrebbe essere quella fondamentale di ogni software: se... allora... altrimenti... (if-then-else). Le previsioni possono essere tanto più complesse e raffinate quanto maggiore è il grado di intelligenza e di cultura del soggetto.
Nella mente avvengono continuamente connessioni logiche tra enti mentali, quando ciò non viene impedito da autocensure o pregiudizi. Per diventare più intelligenti, creativi e aperti è necessario rompere quanti più possibili isolamenti ingiustificati tra enti mentali.
La mente serve soprattutto a rispondere alla domanda: con chi e come mi conviene interagire?
Non è la punizione divina che dobbiamo temere (perché Dio non punisce) ma quella del nostro super-io. Infatti, per lui il benessere della nostra comunità è più importante di quello della nostra persona.
A mio parere, per migliorare il nostro benessere e la nostra efficienza (sia a livello individuale che sociale) possiamo migliorare, entro certi limiti, sia il nostro hardware (cioè la parte organica, fisiologica, biochimica, materiale della nostra persona), sia il nostro software (cioè la sua parte logica, informatica, cognitiva, spirituale, motivazionale, conscia e inconscia). A tale scopo ci può essere d'aiuto la conoscenza dei sistemi neurologici di ricompensa connessi con la produzione di dopamina e di ossitocina, specialmente quelli riguardanti le ricompense sociali.
Cerco di abituarmi a non avere troppe abitudini mentali, ovvero pregiudizi cognitivo-emotivi.
Ciò che adesso percepiamo dipende da ciò che abbiamo percepito in passato. Le esperienze passate sono le basi sulle quali vengono elaborate, interpretate e valutate le esperienze presenti.
Ognuno ha un suo vocabolario mentale che non coincide con alcuno di quelli che si trovano nelle biblioteche.
Ognuno è attento solo a ciò che conferma le proprie opinioni, e considera irrilevante tutto il resto.
Io e il mio inconscio non andiamo sempre d'accordo. A volte siamo separati in casa.
Siamo tutti schiavi del nostro corpo e del nostro passato.
L'io cosciente deve continuamente scegliere se (e in quale misura) comandare o obbedire al suo inconscio, e se (e in quale misura) mantenerlo o cambiarlo, per quanto possibile.
Se l'anima fosse puro spirito non si ammalerebbe. I disturbi mentali sono malattie dell'anima.
Finché non sarà conosciuto ampiamente in tutto il pianeta il modo in cui funziona il nostro cervello, il modo in cui l'utilizziamo, e finché non avremo capito che finora esso è stato usato soprattutto per dominare l'altro, ci sono poche speranze che qualcosa cambi.
Lo psicologo dà fastidio a molti perché può svelare le loro mistificazioni consce o inconsce.
Un grande successo nell'automiglioramento è riuscire a trasformare una risposta cognitivo-emotiva spontanea di disprezzo o paura in una di curiosità o simpatia.
L'anima, è la vanità e il piacere del corpo finché uno è in gamba, ma è anche la voglia di uscire dal corpo quand'è malato o le cose girano male.
Conscio e inconscio sono interdipendenti e si influenzano reciprocamente.
La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre. 
Cambiare la mentalità di un essere umano è spesso impossibile. Se essa cambia, non è per volontà dell'interessato o di qualcun altro, ma per una serie di forze incontrollabili e di eventi casuali.
In Pakistan c'è la pena di morte per chi bestemmia, e il Pakistan è uno stato democratico. La democrazia non garantisce il rispetto dei diritti umani, nemmeno di quelli più rudimentali.
Una mente superiore è una mente capace di studiare se stessa, ovvero la propria struttura e il proprio funzionamento, e di modificarsi volontariamente e consapevolmente, nei limiti del possibile, per migliorare le proprie interazioni con il mondo esterno e interno, in modo da soddisfare meglio i bisogni della propria persona.
Durante il sonno, rispetto alla veglia, sono attive (o inattive) diverse zone della mente e diverse soggettività.
Sono secoli o addirittura millenni che ci trasciniamo il dualismo di mente e di corpo, di anima e di carne. Prima ancora dei risultati di biologia e di neurofisiologia, questo dualismo è stato però smantellato da due grandi protagonisti della filosofia moderna: il razionalista Baruch Spinoza e l'empirista David Hume. Partendo da premesse assai diverse, i due convergono nel dirci che il nostro Io che si pretende immortale non è altro che un modo della natura.
Dobbiamo decidere se vogliamo che la nostra psiche sia un campo di battaglia con morti, feriti e prigionieri, o un tavolo di negoziazione.
Una delle principali funzioni della nostra mente è indicarci cosa fare e cosa non fare per ottenere la maggiore cooperazione possibile da parte degli altri, cosa di cui abbiamo assolutamente bisogno.
Quando si parla di "traumi" infantili si intendono momenti traumatici, cioè eventi particolari, che avrebbero conseguenze gravi nello sviluppo psichico degli interessati. A tal proposito io ritengo che siano generalmente molto più importanti e determinanti (nel bene e nel male) le situazioni abituali in cui un bambino vive, più che certi eventi particolari a cui partecipa.
Sì, abbiamo un'anima, ma è fatta di tanti piccoli robot.
Siamo sempre condizionati e influenzati dall'ambiente esterno e da quello interno in cui ci troviamo. L’ambiente esterno è costituito dalle persone e cose con cui interagiamo, quello interno dai contenuti della nostra mente. I due ambienti interagiscono anche a nostra insaputa e anche se non lo vogliamo.
Nuove idee, nuove opzioni, ma anche nuove inibizioni e nuove gabbie mentali si formano e diventano automatiche a nostra insaputa.
La mente è un elaboratore di logiche per la soddisfazione di bisogni.
Mentre il genio dorme, il suo cervello disegna macchine e cattedrali.
Ogni tanto dovremmo fermarci per integrare, ovvero riunire, tutte le cose che abbiamo nella mente. Si tratta di vederle tutte insieme, anche quelle più ostiche, compresi noi stessi, in un grande quadro sinottico immaginario, ecologico, ovvero relazionale, una immensa mappa cognitiva ed emotiva spaziotemporale. Possiamo chiamare questo tipo di esercizio come vogliamo: meditazione, contemplazione, raccoglimento, preghiera, sottomissione, adorazione, comunione, devozione, conciliazione, sintesi, non importa il nome. Grazie a tali esercizi, oltre a riposarci dalle fatiche e i conflitti della razionalità e a lasciarci andare dolcemente e senza resistenze nel ciclo della vita, forse intuiremo quale sia il nostro posto nel mondo.
Bisogni
Aspettative
Azioni
Risultati
Cambiamenti
Mantenimenti
Suppongo che la mente serva a stabilire in quale misura una certa cosa (oggetto, persona, azione, idea, evento, opzione, luogo, posizione ecc.) possa soddisfare o frustrare i bisogni del corpo a cui appartiene, e ad imparare ad accrescere e a migliorare tale capacità. Infatti, ritengo che la mente sia un organo del corpo sviluppatosi nel corso dell'evoluzione per favorire e facilitare la salute e la riproduzione del corpo stesso.
Molti si preoccupano di migliorare il proprio corpo e non capiscono che invece dovrebbero migliorare la loro mente.
Porto a spasso la mia attenzione come un cane al guinzaglio.
Secondo me i sogni non sono messaggi dotati di senso che l'inconscio invia intenzionalmente al conscio per indurlo a fare o a comprendere qualcosa, ma narrazioni casuali generate a partire da informazioni memorizzate, che ognuno può interpretare liberamente, attribuendo loro significati non dati all'origine.
A mio parere, il cervello umano, e la mente, sono "anche" hardware (ovvero materia biologica) e software (ovvero informazioni, programmi, dati). Ovviamente c'è "anche" dell'altro che non possiamo (ancora) conoscere né vedere, né misurare, qualcosa di misterioso come la coscienza, la volontà, i sentimenti...
La coscienza è la percezione delle differenze e delle ricorrenze nello spazio e nel tempo, dei movimenti, dei trasferimenti, dei cambiamenti e del piacere, del dolore e delle necessità che questi comportano, secondo logiche stabilite dalla natura e dalla società. La coscienza svanisce nella stasi e nell'indifferenza.
Come sappiamo, l'ultimo continente sconosciuto all'uomo è l'uomo stesso, e il centro di questo continente, il cervello, non è solo sconosciuto, ma ancora incomprensibile.
Una mente si forma e si sviluppa sulla base, ed entro i limiti, del corpo che la contiene. Perciò l'io cosciente, che è una parte della mente, è limitato dal corpo che lo contiene e ha difficoltà a comprendere l'io cosciente delle altre persone.
Siamo schiavi delle nostre abitudini.
Desidero dimostrare, non come gli uomini considerano il mito, ma come il mito opera nella mente dell'uomo senza che lui ne sia cosciente.
Ognuno è schiavo e padrone della propria mente, la quale serve soprattutto a rispondere alla domanda: con chi e come mi conviene interagire?
Quando leggiamo un articolo di un giornale, acquisiamo un pezzo di software che va ad aggiungersi a quello che già possediamo. In realtà non si tratta di una semplice aggiunta, perché il software preesistente esamina e valuta il nuovo frammento e "decide" se accoglierlo tutto, in parte o per niente e in quale zona, ovvero contesto, della sua struttura inserirlo, dopo averlo adattato, semplificato, tradotto, interpretato, completato, modificato, distorto in modo "conveniente", ovvero "congeniale", secondo i propri bias cognitivi e le proprie risposte emotive.
Quanto meno valoroso è un individuo, tanto maggiore è il suo sentirsi sottovalutato.
Il funzionamento della mente si basa sul riconoscimento automatico di analogie nelle esperienze, e sulla motivazione (conscia o inconscia) a ripetere esperienze analoghe piacevoli e ad evitare esperienze analoghe dolorose.
Ognuno è schiavo del suo corpo, della sua personalità, della sua memoria, delle sue abitudini, dei suoi pensieri.
La funzione del sistema nervoso è consentire un'armoniosa cooperazione tra tutte le parti del corpo.
L'autostima è direttamente proporzionale alla percezione della stima altrui nei propri confronti.
La logica di un essere umano è un percorso ad ostacoli: ci sono assiomi, postulati e cognizioni che non possono essere messi in discussione.
La mente di un essere umano funziona in modo diverso a seconda delle persone con cui egli sta interagendo. Di conseguenza il suo comportamento, momento per momento, è influenzato in modo più o meno importante dagli interagenti attualmente presenti nel suo campo di interazione.
Forse il sogno è un tentativo di compromesso tra motivazioni inconsce e consce. Forse, se il compromesso riesce, al risveglio il sogno viene ricordato. Se fallisce, dimenticato.
È l'incoscienza dei nostri determinismi che ci fa credere alla nostra coscienza come alla nostra libertà. Il termine "coscienza" dovrebbe forse essere riservato alla coscienza della nostra incoscienza, alla coscienza del fatto che siamo completamente incatenati al nostro substrato biologico e al nostro ambiente sociale.
Ogni comportamento segue una logica, più o meno conscia e/o inconscia, volontaria e/o involontaria, semplice e/o complessa, razionale e/o irrazionale, conoscibile e/o inconoscibile.
I mercanti non sono stati scacciati dal tempio, lo stanno invadendo completamente e stanno installando i loro negozi e i loro pannelli pubblicitari nel profondo dei nostri neuroni, se non ci difendiamo.
La mente è un campo di battaglia (con morti e feriti) nella guerra tra motivazioni contrastanti.
La nostra personalità è il risultato di una combinazione casuale di geni e di esperienze più o meno comuni.
Momento per momento, un certo numero di cose nel mio corpo e nella mia mente inconscia decidono il mio stato d'animo, il mio umore, il mio grado di felicità, i miei sentimenti, i miei desideri, le mie paure, i miei pensieri, le mie illusioni, le mie decisioni ecc.
La psiche è un'arena dove si affrontano demoni antagonisti e vince il più forte, non il più intelligente.
La psiche è un sistema di algoritmi autoapprendenti e concorrenti che gestiscono le relazioni e le interazioni tra la propria persona e il resto del mondo allo scopo di soddisfare i bisogni (innati e acquisiti) della persona stessa.
Quando si collegano tra loro certe idee, dopo un periodo di gestazione più o meno lungo, ne nascono spontaneamente di nuove, frutto di una reciproca fecondazione.
Molti pensano che una mente possa essere sana o malata, intendendo "interamente" sana o "interamente" malata. Ma così come il corpo può essere parzialmente malato e in modo più o meno grave, così anche la mente. Tuttavia quasi tutti credono di essere interamente sani o interamente malati di mente.
La mente è simile al World Wide web e la coscienza è simile ad un browser che la naviga. La navigazione può essere più o meno attiva o passiva. È passiva, per esempio, quando col browser vediamo un film, attiva quando facciamo ricerche e clicchiamo su qualche link.
Ciò che esce da una mente dipende da ciò che vi è entrato.
"Essere se stessi" non significa nulla. Siamo sempre noi stessi, anche quando imitiamo gli altri, perché è impossibile non imitare, perché sin da bambini apprendiamo e ci formiamo per imitazione.
Non riuscendo ad essere coerenti, per non soffrirne, molti diventano ciechi alle proprie incoerenze.
Non bisogna sottovalutare i benefici (per il benessere psicofisico) delle illusioni fiduciose e ottimiste Infatti, i placebo (sia farmaceutici che filosofici) fanno miracoli.
Siamo governati da algoritmi interni ed esterni che conosciamo poco e male e di cui siamo per lo più inconsapevoli. Di conseguenza quasi nessuno cerca di capirli e migliorarli.
L'io chiese all'usciere dell'assemblea dei dèmoni riunita in seduta segreta: "Cos'hanno deciso che io faccia?". L'usciere rispose: "Ci sono questi ordini, alcuni sono contrastanti, scegli tu quali eseguire, quando e in quale misura. Come sempre, sarai ricompensato col piacere quando avrai successo e punito col dolore quando fallirai nell'eseguire ciascun ordine.
Una mente semplice non può capire una realtà complessa e pensa che la realtà sia più semplice di com'è.
Il problema è sempre la mentalità della gente, che è causa ed effetto di sé stessa.
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