Citazioni di Edgar Morin

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Siamo posseduti da ciò che possediamo
Non vi sono malvagi, vi sono solo ignoranti.
A un conformismo segue un altro conformismo.
C'è meno disordine nella natura che nell'umanità.
Mi sento come un vegetariano in un mondo carnivoro.
“Sparsa colligo” (unisco ciò che è disperso, separato)
C'è una parte di me che è inesplicabile anche a me stesso.
Non si può pienamente osservarsi e insieme vivere pienamente.
Bisogna che io mi immerga incessantemente nell'acqua del dubbio.
L'amore e l'amicizia sono le cose più importanti della mia vita.
Ogni conoscenza porta con sè il rischio dell'errore e dell'illusione.
La sociologia è sempre sistematicamente sorpassata dai fatti sociali.
Ogni rivolta contro il mondo deve fondarsi su un'accettazione del mondo.
La più grande illusione è credere di conoscere il presente perché ci siamo.
La comprensione è contemporaneamente il mezzo ed il fine della comprensione umana.
I devianti felici trasformano in devianti coloro rispetto ai quali erano devianti.
L'evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi.
La capacità emozionale è indispensabile alla messa in opera di comportamenti razionali.
L'uomo è al tempo stesso Super-io, Io ed Es, è al tempo stesso società, individuo, specie.
Bisogna imparare a navigare in un oceano di incertezze fra alcuni arcipelaghi di certezze.
Il filosofo è l'uomo non specializzato, vale a dire specializzato in ciò che vi è di generale nell'uomo.
Il contributo più importante del sapere del xx secolo, è stata la conoscenza dei limiti della conoscenza.
[L'arte] è un oppio che non addormenta ma apre gli occhi, il corpo e il cuore alla realtà dell'uomo e del mondo.
La conoscenza non può essere considerata come un attezzo ready made, che si può utilizzare senza esaminarne la natura.
La missione della didattica è di incoraggiare l'autodidattica destando, suscitando, favorendo l'autonomia dello spirito.
Più crediamo di essere guidati dalla ragione, più dovremmo essere preoccupati del carattere irragionevole di questa ragione.
È il libero amore l'essenziale della vita, come anche la libera conoscenza. Sbarazzarsi dell'inessenziale, questo è essenziale per l'uomo.
L'etica deve formarsi nelle menti a aprtire dalla coscienza che l'umano è allo stesso tempo individuo, parte di una società, parte di una specie.
L'educazione può aiutare a diventare migliori e, se non più felici, ci insegna ad accettare la parte prosaica e a vivere la parte poetica delle nostre vite.
Alta cultura e cultura di massa si ricongiungono, l’una per il suo aristocraticismo volgare, l’altra per la sua volgarità assetata di riconoscimento sociale.
La cecità di un mondo di conoscenza che, compartimentando i saperi, disintegra i problemi fondamentali e globali, i quali necessitano di una conoscenza transdisciplinare.
Come sappiamo, l'ultimo continente sconosciuto all'uomo è l'uomo stesso, e il centro di questo continente, il cervello, non è solo sconosciuto, ma ancora incomprensibile.
Se non si ha qualche separazione, non si ha neppure più né soggetto né oggetto di conoscenza; non si ha più né utilità interna di conoscere né realtà esterna da conoscere.
Qualunque sia il fenomeno studiato, occorre innanzitutto che l'osservatore studi se stesso, poiché l'osservatore o turba il fenomeno osservato, o vi si proietta in qualche misura.
Il mondo degli intellettuali, che dovrebbe essere il più comprensivo, è un mondo incancrenito dall'incomprensione, dall'ipertrofia dell'ego, il bisogno di consacrazione e la sete di gloria.
A molti potrà dispiacere di dover riconoscere che, se esistono sociologi, la sociologia non esiste ancora. Altri, fra i quali io stesso, attingono entusiasmo dall'idea che la sociologia deve ancora nascere.
So bene che, quando i vinti saranno vincitori, si comporteranno come chi li aveva sconfitti: non basta esser perseguitati per diventare per sempre buoni, e chi in passato è stato vittima spesso diventa carnefice.
Vivere è affrontare continuamente il rischio di errore e di illusione nella scelta di una decisione, di un'amicizia, di un habitat, di un coniuge, di un mestiere, di una terapia, di un candidato alle elezioni ecc.
Infatti, l'incomprensione di sé è una causa molto importante dell'incomprensione dell'altro. Nascondiamo a noi stessi le nostre carenze e debolezze, cosa che ci rende spietati verso le carenze e le debolezze altrui.
La concezione di felicità tipica della cultura di massa può essere detta consumatrice nel senso più largo del termine, vale a dire che essa spinge non soltanto al consumo dei prodotti, ma al consumo della vita stessa.
Se fossi guidato solo dal lume della ragione, dovrei dire che siamo sull’orlo dell’abisso. Ma nella storia dell’umanità esiste l’imprevisto, quel fatto inatteso che cambia il corso delle cose. Ecco perché in fondo sono ottimista.
Società e individualità non sono due realtà separate e adattate l'una all'altra, ma c'è un sistema duale dove in modo complementare e contraddittorio individuo e società sono costitutivi e al tempo stesso parassiti l'uno dell'altro.
Come hanno detto Marx e Engels all'inizio di 'Ideologia tedesca', gli uomini hanno sempre elaborato false concezioni di se stessi, di ciò che fanno, di ciò che devono fare e del mondo in cui vivono. E Marx-Engels non fanno eccezione.
Non si insegnano i rischi d'illusione e di errore che comporta ogni conoscenza. Non si insegna ciò che siamo; non si insegna veramente cosa sia questa mondializzazione che subiamo, non si insegna a comprendere gli altri; non si insegna ad affrontare l'incertezza.
Proviamo una profonda insoddisfazione per qualunque osservazione che non sappia rinnovarsi, per ogni pensiero che non affronti le sue stesse contraddizioni, per ogni filosofia che si riduca a parole d'ordine e che non metta in dubbio se stessa, per ogni discorso particolare che si isoli dal divenire del mondo.
Da cinquant'anni si è accumulato un immenso sapere sull'umano, sulle sue origini, sulla sua natura, sulle sue complessità. Ma questo sapere è disperso, parcellizzato e compartimentato fra tutte le scienze, e l'impotenza o l'incapacità di riunire questo sapere mantiene un'immensa ignoranza sulla nostra stessa identità.
Ciò che manca nelle scienze umane è la coscienza dell'umano nella sua complessità; l'umano è al contrario parcellizzato e suddiviso in compartimenti tra le discipline. Il romanzo fa vedere la complessità umana. Fa vedere la vita immersa nelle interrelazioni e interazioni, la vita immersa in un tempo, un luogo e una società hic et nunc.
Le risate e i pianti sono intercambiabili nel ridere fino alle lacrime e nelle lacrime di gioia. Le risa e i pianti traducono del pari sconvolgimenti di disadattamento, instabilità percepite in modo comico o drammatico, mentre il sorriso esprime la fragile felicità di un adattamento conquistato. I sentimenti umani sono teatro di sincretismi instabili dove si mescolano attrazione e repulsione, amore e odio.
L'espropriazione dei capitalisti e la liquidazione della borghesia non aboliscono affatto lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Esso si ricostituisce a partire dagli apparati della genostruttura (lo Stato, il partito-Stato), in base al dualismo tra potere-controllo-comando sulle forze energetiche e subordinazione degli uomini ridotti a esecuzione, cioè a energia meccanica: tra sapere (tecnico, dottrinale, religioso, culturale) e non-sapere.
Un godimento molto grande si prova nella condivisione: godere insieme di un bel concerto, di una bella opera. La solitudine può depotenziare la qualità estetica dell'emozione. Perché si ha più piacere a vedere un bel film in una sala cinematografica piuttosto che a vederlo da soli alla televisione? È perché c'è comunione: si ride insieme, si piange insieme, ci si emoziona insieme. La condivisione è un presupposto essenziale per la pienezza e il godimento estetici, come lo è per la vita poetica.
L’idea di trasformazione, più ricca dell’idea di rivoluzione, ne conserva il carattere radicale, ma la lega alla conservazione (della vita, dell’eredità delle culture). Oggi tutto dev’essere ripensato. Tutto deve ricominciare. E in effetti tutto è ricominciato, senza che lo si sappia. Siamo allo stadio degli inizi: modesti, invisibili, marginali, dispersi. Perché esiste già, su tutti i continenti, un fermento creativo, una moltitudine di iniziative locali che vanno nella direzione della rigenerazione economica o sociale o politica o cognitiva o educativa o etica o di stili di vita.
La planetizzazione significa ormai comunità di destino per tutta l'umanità. Le nazioni consolidavano la coscienza delle loro comunità di destino con la minaccia incessante del nemico esterno. Ora, il nemico dell'umanità non è esterno. È nascosto in essa. La coscienza della comunità di destino ha bisogno non solo di pericoli comuni, ma anche di un'identità comune che non può essere la sola identità umana astratta, già riconosciuta da tutti, poco efficace a unirci; è l'identità che viene da un'entità paterna e materna, concretizzata dal termine patria, e che porta alla fraternità milioni di cittadini che non sono affatto consanguinei. Ecco che cosa manca, in qualche modo, perché si compia una comunità umana: la coscienza che siamo figli e cittadini della Terra-Patria. Non riusciamo ancora a riconoscerla come casa comune dell'umanità.
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