Citazioni su Psicologia

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La crisi della psichiatria e i sospetti che avvolgono la psicoanalisi non sono del tutto infondati. Sia l'una che l'altra, infatti, derivano i loro modelli concettuali da quello schema che Cartesio ha introdotto e che la scienza ha fatto proprio quando, per i suoi scopi esplicativi, ha lacerato l'uomo in anima (res cogitans) e corpo
(res extensa), producendo quello che, secondo Binswanger, è "il cancro di ogni psicologia".
Ogni cosa può essere anche diversa da come appare.
Il dialogo facilita la comunicazione.
È l'individuo che non s'interessa agli altri quello che ha più difficoltà nella vita e che procura più danno al prossimo. E sono questi gli individui che falliscono nei loro intenti.
La razionalizzazione non è uno strumento per penetrare la realtà, ma un tentativo a posteriori di armonizzare i propri desideri con la realtà esistente.
Con la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore di un uomo.
L’artificio della superficialità viene sempre adottato per occultare dei fatti dolorosi.
I neuroni specchio rappresentano con ogni probabilità la matrice dell’istinto gregario (che Nietzsche ha stigmatizzato parlando sprezzantemente dell’istinto del gregge), vale a dire della tendenza di gran parte degli esseri umani a conformare il loro comportamento a quello prevalente nella maggioranza con cui
interagiscono: a rispettare dunque passivamente le tradizioni, i costumi, le mode. Questo pericolo, nel nostro mondo, sembra realizzarsi in maniera massiccia, seppure diversa, in tutte le fasce di età.
Qualunque filosofia, psicologia o psicoterapia è influenzata dagli interessi personali del suo autore o praticante.
La psicologia dovrebbe essere lo studio dei bisogni umani e delle logiche consce e ancor più inconsce adottate per la loro soddisfazione.
Il peggio che possa accadere a chiunque è che lo si possa comprendere completamente.
Per la maggior parte degli esseri umani, i grandi della filosofia e della psicologia sono stati inutili.
Sono uomo; e di quello che è umano nulla io trovo che mi sia estraneo.
È spesso più facile combattere per i principi di qualcuno che vivere in nome di quelli.
La psicologia è lo studio delle logiche nascoste e inconsce.
L’ordinaria follia degli adulti nelle relazioni interpersonali e nella dimensione sociale è comprensibile solo se riferita ad un’infanzia priva di sicurezze di base, mai elaborata e mai superata.
Grazie alla psicologia vedo conflitti interni ed esterni che prima non vedevo, e posso gestirli razionalmente e con poca ansia.
Il maggior pericolo nella vita consiste nel prendere troppe precauzioni.
Ho stigmatizzato da tempo il dato comune a tutte le scienze umane e sociali, vale a dire l'imperialismo per cui ciascuna di esse - e in particolare la psicologia, la sociologia e l'antropologia culturale - presume di essere depositaria della giusta metodologia e delle chiavi esplicative dei fenomeni umani. L'imperialismo è solo l'indizio della fragilità di queste discipline che tendono ad avallarsi come scienze, mentre sono ancora e solo saperi contrassegnati, tra l'altro, proprio in conseguenza della loro pretesa totalizzante, da indefinite contraddizioni. L'impasse penso che potrà essere superato solo in virtù di una nuova disciplina, che da tempo definisco panantropologia, che integri tutte le discipline che hanno qualcosa da dire sull'uomo e i fatti umani (dalla genetica e dalla neurobiologia alla storia sociale)
La psicologia non è una scienza, ma un'arte.
Tra Io e Sé il conflitto è violentissimo come lo è tra Dio e la terra.
Oggi ci incontriamo con persone che agiscono e sentono come automi: che non hanno mai avuto un’esperienza veramente propria, che conoscono se stessi non come sono nella realtà, ma come gli altri si attendono che siano, il cui sorriso convenzionale ha sostituito la risata genuina, le cui chiacchiere insignificanti hanno sostituito il colloquio comunicativo, la cui opaca disperazione ha preso il posto di un’autentica sofferenza.
...i sintomi prodotti dal super-io limitano la libertà personale, accrescono la dipendenza relazionale e attivano le emozioni sociali (vergogna, scrupolosità, senso di colpa); quelli prodotti dall'io antitetico viceversa rivendicano una maggiore l'ibertà (dall'opposizionismo - la tendenza a boicottare i doveri - al negativismo - la tendenza a fare il contrario di ciò che si dovrebbe fare), tendono a ridurre la dipendenza nella direzione dell'autosufficienza (del non avere bisogno di niente e di nessuno), e anestetizzano la sensibilità sociale fino al limite del cinismo. (da "Star male di testa")
L’uomo è, per natura, un essere sociale ed empatico che può esser indotto dalle circostanze culturali e ambientali ad agire in maniera insensibile, cinica e anche spietata.
Il cervello secerne pensiero come il fegato secerne la bile.
Non fidarsi di nessuno, nemmeno di se stessi. È il grande insegnamento della psicologia.
La psicologia è la scienza dell'irrazionale, è cercare la logica dell'irrazionalità.
Non è possibile tracciare un confine tra la psicologia sociale e quella individuale.
Il "sé" ha la caratteristica che è visto come un oggetto da se stesso, e quella caratteristica lo distingue da altri oggetti e dal corpo.
L’indipendenza psicologica, dunque, per essere autentica richiede, per un verso, di farsi carico dei contenuti propri dell’ansia esistenziale (vulnerabilità, precarietà, finitezza) e, per un altro, di acquisire una capacità critica che consenta di non cadere nella trappola dell’essere come gli altri vogliono laddove questo non corrisponde ad un libero consenso, ma solo alla paura del giudizio sociale.
Mettere in discussione il libero arbitrio è una provocazione intollerabile per la nostra cultura, non solo perché, come accennato, su di esso si fonda l’attribuzione sociale e penale di responsabilità, ma soprattutto perché, mettendolo in discussione, il concetto stesso di individuo dotato di volontà propria andrebbe riformulato.
Per effetto dei meccanismi difensivi [...] ogni coscienza ha una macula cieca, più o meno estesa, che impedisce di vedere quello che il soggetto non intende vedere o perché lo infastidisce sul piano personale o perché mette in gioco la visione del mondo che egli condivide con gli altri e che lo fa sentire normale.
Dalla comparsa della specie umana (circa 200mila anni fa) sino ad un'epoca relativamente recente (qualche migliaio di anni fa), l'uomo è vissuto in una condizione di totale subordinazione al gruppo di appartenenza tal che egli concepiva se stesso solo in funzione del gruppo stesso. Questa sterminatamente lunga esperienza di socializzazione radicale ha impregnato la falda più profonda dell'inconscio, laddove vige ancora oggi il primato del sociale sull'individuo, vale a dire dei molti sull'uno.
La sola virtù della coerenza è la prevedibilità, e troppi la usano semplicemente per evitare di rischiare.
L’empatia può essere inibita nel suo sviluppo e addirittura rimossa dall’interazione con un ambiente culturale che la squalifica come una pericolosa debolezza in rapporto ad una società che impone di pensare a sé e, quando è necessario, di essere anche “cattivi”
Il filtro [sensoriale] seleziona le informazioni nei termini in cui esse sono compatibili con la visione del mondo già acquisita. Le informazioni poco o punto incompatibili, che potrebbero creare una situazione di dissonanza cognitiva o emotiva, vengono rimosse. La coscienza ha, dunque, un funzionamento suo proprio che tende alla semplificazione dei dati esterni (che provengono da una realtà infinitamente complessa) e dei dati interni (che provengono da un inconscio ridondante). La tendenza alla semplificazione è funzionale al fatto che l’individuo senta di avere un certo orientamento nel mondo e una certa padronanza su di esso. È una funzione, dunque utile, perché se la coscienza fosse sempre consapevole della complessità del mondo esterno e di quello interno sarebbe inesorabilmente esitante e smarrita. La semplificazione, però, quando è agevolata dal senso comune, dalla cultura corrente e dall'ideologia dominante, giunge facilmente a determinare uno stato di coscienza alienato o mistificato.
l dipartimento volitivo della nostra natura domina sia il dipartimento razionale sia il dipartimento sensibile; o, in linguaggio più chiaro, la percezione e il pensiero esistono solo in vista della condotta.
Il romanzo è psicologia applicata.
Nella conoscenza non c'è solo l'aspetto logico e quello sentimentale, ma anche quello psico-logico, ovvero quello che riguarda il campo delle logiche nascoste e inconsce. Per questo per me una filosofia che non sia anche psicologia è insufficiente.
Solitamente la società utilizza il bisogno di appartenenza per indurre processi di normalizzazione conformistica, riferiti a valori che possono anche essere mediocri ma raramente sono disumani. In particolari situazioni la spinta conformistica avviene, però, sulla base di valori culturali o ideologici che comportano il sacrificio dell’empatia sull’altare di essi. Il peso che il bisogno di appartenenza esercita a livello inconscio è effettivamente l’indizio di una sostanziale vulnerabilità degli esseri umani alle influenze ambientali.
l'Io si sente a disagio, incontra limiti al proprio potere nella sua stessa casa, nella psiche. Questi ospiti stranieri sembrano addirittura più potenti dei pensieri sottomessi all'Io e tengono testa ai mezzi di cui dispone la volontà.
Vivi senza fingere, ama senza dipendere, ascolta senza giudicare e parla senza offendere.
Ancora oggi l’umanità sembra molto lontana da una condizione di equilibrio sociale, economico, culturale e psicosomatico, com’è attestato, al di là delle guerre e delle violenze, da una quota di sofferenza che nei paesi avanzati o emergenti è prevalentemente psico-somatica (ansia, depressione, ecc.), negli altri somato-psichica (fame, miseria, ecc.). (da "Il mostro di belle speranze")
Che la psicologia sia nuovamente riconosciuta signora delle scienze, al servizio e alla preparazione della quale è destinata l’esistenza delle altre scienze. La psicologia infatti è ormai di nuovo la strada per i problemi fondamentali.
I diritti individuali non possono essere annullati a favore dei doveri sociali, se non al prezzo di conseguenze nevrotiche. (da "Star male di testa")
La psicologia dovrebbe studiare le logiche consce e inconsce con cui un essere umano si relaziona e interagisce con gli altri, con se stesso e con il resto del mondo, per soddisfare i suoi bisogni e i suoi desideri. La psicoterapia dovrebbe fornire ai suoi utenti strumenti pratici e consulenza per migliorare le logiche di soddisfazione dei propri bisogni e dei propri desideri.
La psicologia è l'informatica della mente.
Il diritto di appartenenza ad un gruppo di qualsiasi tipo ha un tacito prezzo da pagare, che consiste nell'essere uniti nel non vedere i sentimenti di disagio e di timore di ciascuno e certamente nel non mettere mai in discussione una qualsiasi cosa che metta in dubbio i modelli di comportamento del gruppo. Il pericolo per il gruppo che ha adottato un simile ordinamento è che il dissenso, anche nella sua forma più positiva, viene represso.
La nostra psiche è troppo importante per non occuparcene personalmente e lasciare che se ne interessino solo psicologi e preti.
L'uomo fa un'infinità di cose perché gli piace farle o perché soffrirebbe se non le facesse. Ma non sa perché gli piace fare certe cose o perché soffrirebbe se non le facesse. Capire il perché del piacere e del dispiacere delle cose è compito dello psicologo.
Nell'esplorazione dell'apparato mentale umano, Freud è partito dall'intuizione che, al di sotto della coscienza, si dà una vivacissima attività mentale, rispetto alla quale l'Io rimane schermato in virtù di processi di rimozione e di repressione. La schermatura non solo consente all'Io di non stare perpetuamente a contatto con l'inconscio: essa favorisce anche la costruzione di un'immagine di sé tendenzialmente mistificata, che tiene conto solo di alcuni aspetti del modo di essere del soggetto e ne trascura altri (contraddittori, inquietanti o spiacevoli).
GlI uomini sono come degli abissi, ti gira la testa se provi a guardarci dentro (dal film Woyzeck di Werner Herzog)
Non può esserci psicologia fisiologica autonoma, perché l'evento psicologico stesso obbedisce a leggi biologiche e psicologiche.
Ogni esperienza di disagio psichico è riconducibile ad un conflitto strutturale tra appartenenza e individuazione, vale a dire tra doveri sociali e diritti individuali rappresentati a livello conscio e, più intensamente, a livello inconscio.
La panantropologia è un modello antropologico che integra biologia, psicologia, psicoanalisi, sociologia e storia sociale, e allude alla possibilità che si realizzi un salto di Civiltà, atto a promuovere la formazione e l’azione di esseri consapevoli, critici e perpetuamente impegnati nel compito di migliorare se stessi e lo stato di cose esistente nel mondo.
Nel momento in cui ci si chiede il significato ed il vero valore della vita, si è malati.
Ogni cosa (oggetto, parola, persona, idea, immagine, gesto ecc.) ha per un essere umano significati consci e inconsci, a volte molto diversi e perfino contrastanti. La psicologia si occupa, o dovrebbe occuparsi dei significati inconsci, mentre la filosofia si occupa, purtroppo, solo di quelli consci.
Razionalizzazione. Con questo termine, E. Jones ha indicato le procedure con cui un soggetto cerca di dare una spiegazione che risulti coerente sul piano logico e accettabile sul piano morale di un sentimento, di un’azione, di una condotta di cui non vuole scorgere le motivazioni profonde. La razionalizzazione è dipendente dalle ideologie di riferimento, e realizza, con esse, una miscela tossica di mistificazione.
Ho espresso più volte l’opinione che, dato un corredo genetico di base che comporta un grado di empatia diverso da soggetto a soggetto, ma universalmente presente, se l’uomo rimanesse a contatto con questa emozione, egli non potrebbe danneggiare il simile - maltrattarlo, umiliarlo, sfruttarlo, aggredirlo, torturarlo e togliergli la vita.
La psicologia sociale si interessa specialmente dell'effetto che il gruppo sociale ha nel determinare le esperienze e il comportamento dell'individuo.
La potenza del super-io ha rapporto con la sensibilità su cui si impianta. Laddove trova terreno fertile, è capace di fare disastri. (da "Star male di testa")
La depressione, in sé e per sé, è un blackout che si realizza in conseguenza o di eccessive richieste di prestazioni o di un corto circuito conflittuale. (da "Star male di testa")
Psicoterapia e automiglioramento sono (o dovrebbero essere) processi di conoscenza e cura dei propri algoritmi di comportamento.
Ogni scuola di psicoterapia è più o meno utile, ma nessuna sufficiente.
Facebook è un ottimo osservatorio di psicologia sociale.
Lo scopo della psicologia dovrebbe essere il miglioramento dei rapporti umani nel senso di una migliore soddisfazione dei bisogni degli interessati.
Molti adolescenti introversi che si dedicano alla cultura sentono di comunicare con mondi di esperienza soggettivi che capiscono intuitivamente. Il loro isolamento sociale attesta dunque un bisogno di socialità intenso ma qualitativamente elevato, troppo diverso rispetto alla media dei coetanei e spesso degli adulti. (da "Star male di testa")
Io mi sento già da solo una coppia. Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
[Occorre passare] dall’intolleranza interiore nei confronti degli altri e di sé alla pietas, ad uno sguardo cioè che ci restituisce, dentro e fuori di noi, l’umanità come una specie maldestra che, ossessionata dalla paura e dal dolore, adotta quasi costantemente rimedi che sono peggiori del male.
La psicoterapia richiede tempi lunghi e molti esercizi, come per apprendere a suonare uno strumento musicale o a parlare una lingua straniera. Più si è avanti negli anni, più è difficile.
Io non condivido molte idee di Freud, specialmente quelle che hanno a che fare con lo sviluppo sessuale e le relative simbologie, ma ritengo questo autore un grande demistificatore, un rivoluzionario del pensiero, del calibro di Darwin, Nietzsche e Marx, anche solo per la sua teoria dell'inconscio (inteso come es e super-io). Una teoria che va corretta e completata, ma che ci ha insegnato un fatto fondamentale: che l'io (inteso come io cosciente) "non è padrone in casa propria" in quanto è succube inconsapevole del suo inconscio. Una realtà che la maggior parte dell'umanità si ostina ancora a non vedere e a non capire.
Mente e cuore hanno bisogno l'una dell'altro. Oggi è proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto seriamente le emozioni. Le nuove scoperte scientifiche sono incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di aumentare l'autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare la nostra capacità di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire legami sociali in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all'intelligenza emotiva potremo sperare in un futuro più sereno.
Un uomo che è stato l'indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l'atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.
Tanti testi di psicologia sono come quei libri che insegnano come guadagnare tanti soldi rapidamente e con poco sforzo.
La psicanalisi è una pseudo-scienza inventata da un ebreo per convincere i protestanti a comportarsi come i cattolici.
Dobbiamo interpretare il cattivo carattere come segno d’inferiorità.
La psicoanalisi ci ha insegnato a non fidarci di nessuno, nemmeno di noi stessi, dato che la coscienza è sempre pronta a nascondere o mistificare le motivazioni inconfessabili dell’inconscio (il vero direttore del nostro comportamento). Questa sfiducia generalizzata, non solo è causa di stress psichico, ma rende difficili i nostri rapporti sociali. Tra l'altro, ci costringe a nascondere la nostra sfiducia nel prossimo per non offenderlo. Come sarebbe bello potersi fidare di qualcuno, aver fede in qualcosa!
La guarigione dalla nevrosi e dalla psicosi esige una diversa educazione del paziente, la correzione dei suoi difetti e il suo ritorno definitivo in seno alla società umana, senza riserve.
Ogni nevrosi può essere intesa come un tentativo culturalmente sbagliato di liberarsi da un senso di inferiorità per procacciarsi un senso di superiorità.
Posto che due esseri umani accettino la loro umana debolezza, precarietà e finitezza, mettendola in comune possono giungere a sentirsi entrambi più forti. E non solo perché possono aiuarsi nei momenti di difficoltà. Se avviene all'insegna del volersi bene, quella messa in comune realizza un altro effetto straordinario. Le persone possono giungersi ad esporsi l'una all'altra senza difese e a sentire che nessuno dei due ne approfitterà. (da "Star male di testa")
Se capisci la psicoanalisi e credi nei suoi assiomi fondamentali, non puoi non usarla nell'affrontare qualsiasi problema umano e sociale.
Non sono gli stati che devono essere governati, ma i popoli, e qualsiasi analisi politica che non tenga conto della psicologia del popolo da governare è inefficace.
Psicologia e filosofia sono per me così intricate e interdipendenti che ritengo necessarie una filosofia della psicologia e una psicologia della filosofia.
Il mancato riconoscimento, sinora, delle dinamiche opposizionistiche e dell'attività inconscia dell'io antitetico, grava come un macigno sulla pratica psichiatrica e psicoterapeutica. (da "Star male di testa")
È impossibile per un uomo imparare ciò che crede di sapere già.
Tutto ciò che ci serve è una chimica delle idee morali, religiose ed estetiche e di tutti quegli impulsi che avvertiamo in noi nel grande e piccolo circolo della cultura e della società e perfino quando siamo soli con noi stessi.
Le parole che hanno avvelenato il cuore di un figlio, pronunciate per meschinità o per ignoranza, si sedimentano nella memoria e lasciano un marchio indelebile.
Per migliorare la società bisogna migliorare la psicologia.
Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me, mentre chi le ascolta inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai.
Per bisogni intrinseci, nell’ottica struttural-dialettica, si intendono programmi psicobiologici, geneticamente predisposti, il cui dispiegamento, nell’interazione con l’ambiente socio-culturale, determina lo sviluppo dell’infrastruttura dinamica della personalità.
I bisogni intrinseci sono il bisogno di appartenenza/integrazione sociale e il bisogno di opposizione/individuazione.
Il primo, creando una relazione significativa con il mondo umano, consente l’interiorizzazione dei sistemi di valore culturali propri del gruppo di appartenenza e l’acquisizione del senso comune che portano l’individuo ad agire comportamenti riconosciuti come normali nel suo contesto socio-storico.
Il secondo, a partire da una certa epoca dello sviluppo, promuove un lento processo di differenziazione della personalità che, in virtù della crisi adolescenziale, consente di raggiungere un certo grado di libertà e di autonomia personale.
Se un soggetto femminile, a livello inconscio, ha un'immagine negativa di sé tale per cui ritiene di non essere amabile, e dunque di non potere essere amata, neppure il padreterno può riuscire a farle cambiare idea. (da "Star male di testa")
L'inconscio umano che, rispetto alla coscienza, è sempre più fedele ai bisogni sui quali si costruisce la personalità, nutre costantemente una duplice ossessione: l'appartenenza ad un gruppo e ad un ordine culturale, e la libertà individuale. (da "Star male di testa")
L'indagine psicoanalitica lusinga la presunzione in modo pericoloso. Ogni genere di cose irrilevanti vengono circonfuse da una falsa parvenza d'importanza. Un uomo del tutto insignificante si ritiene interessante: il valore che si attribuisce persino ai suoi sogni lo affascina.
La psicologia è scienza o filosofia? Tutte le nozioni psicologiche che si possono dimostrare sperimentalmente sono scienza, tutto il resto filosofia.
Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi.
Sentirsi ed essere riconosciuti come normali per molte persone è un obiettivo primario, che viene raggiunto senza sforzo sulla base dell’accettazione del come si deve essere in una determinata società.
L'attenzione selettiva è un meccanismo che agisce in parte a livello cosciente e in parte a livello inconscio. Esso fa sì che, investito dal flusso delle informazioni, un soggetto, dotato di una sua visione del mondo, seleziona e acquisisce quelle che la confermano, mentre trascura o rimuove quelle che la contraddicono. In virtù dell'attenzione selettiva, ogni individuo giunge a credere che la sua visione del mondo è corroborata da troppe prove tratte dall'esperienza reale per poter essere messa in discussione. In realtà essa può essere anche del tutto mistificata.
Tutti i problemi tipicamente umani hanno una matrice sociale, cioè riguardano i rapporti con gli altri o sono causati dagli altri. Di essi si occupa o dovrebbe occuparsi la psicologia, che pertanto è sempre psicologia sociale. Una psicologia che non si occupa di problemi, o che prescinde dai rapporti sociali non è psicologia, ma neurologia.
Il lavoro psicoanalitico ci ha fornito la tesi che la gente si ammala di nevrosi in conseguenza della frustrazione, ossia la frustrazione dell’appagamento dei loro desideri libidici. [… ] Perché si generi una nevrosi ci deve essere un conflitto tra i desideri libidici di una persona e la parte della sua personalità che chiamiamo il suo Io, il quale è l’espressione del suo istinto di autoconservazione e che include anche gli ideali della sua personalità.
A mio parere la psicologia e la filosofia sono, tra le scienze umane e sociali, quelle più screditate e prese meno sul serio dai non addetti ai lavori, perché basate su teorie troppo diversificate e spesso contrastanti. Si potrebbe perciò dire che si tratta di discipline indisciplinate. Invece, le altre scienze umane e sociali (come la sociologia, l'antropologia e le neuroscienze) sono più unitarie, più oggettive, più "scientifiche", più condivise dagli studiosi e dai ricercatori, anche se molto specialistiche e non abbastanza integrate.
Nelle relazioni interpersonali si danno anche comunicazioni da incoscio a inconscio. (da "Star male di testa")
La psicologia è teoria e analisi; il romanzo è applicazione pratica e sintesi.
l’Io non è padrone in casa sua.
La logica, l'estetica, l'amore, la solidarietà umana, la collaborazione e il linguaggio scaturiscono dalle necessità della convivenza umana. Contro di esse si rivolta automaticamente l'atteggiamento del nervoso, che tende all'isolamento e che è assetato di potenza.”
Lo psicologo è il meccanico della mente.
Anche se la quantificazione del rapporto tra coscienza e inconscio non può essere oggettivamente convalidata, tutti gli studiosi sono d'accordo sul fatto che la coscienza rappresenta non più del 20% dell'attività mentale complessiva.
Questo limite strutturale, reso necessario dal fatto che se la coscienza fosse totalmente trasparente e invasa dall'attività mentale interiore, un soggetto vivrebbe in uno stato di confusione perpetua o, addirittura, morirebbe rapidamente per intossicazione informazionale, non va drammatizzato. Nulla, infatti, sulla carta vieta di pensare che anche una percezione parziale della propria attività mentale potrebbe essere autentica, cogliere cioè l'essenziale del mondo interiore.
Nella realtà, però, questa possibilità si realizza solo eccezionalmente. Il più spesso infatti ciò che avviene è che l'io cosciente, in nome del suo bisogno supremo di unità, di coesione e di coerenza, adotta meccanismi di repressione e di rimozione nei confronti di tutti gli aspetti interni contraddittori, quindi costruisce un'immagine di sé unitaria che è falsificata.
La psicologia indaga ciò che non sappiamo e a cui non pensiamo, che tuttavia determina i nostri pensieri.
La psicologia non è una scienza. Infatti non studia fatti verificabili sperimentalmente (tranne in pochi casi), ma procede prevalentemente per metafore, per "come se". Le sue analogie possono tuttavia essere utili per affrontare i nostri problemi e attenuare le nostre sofferenze.
Tutti coloro che desiderano essere più nobili di quanto la loro costituzione non permetta soccombono alla nevrosi; sarebbero stati più sani se fosse stato loro possibile essere peggiori.
Lo scopo di una psicoterapia dovrebbe essere quello di modificare o neutralizzare le risposte cognitivo-emotive alla percezione di certe idee, immagini e/o domande.
Jung, nello sforzo di differenziare il suo sistema da quello freudiano, ignora praticamente il concetto di Super-Io.
Molti problemi psicologici sono psico-logici, ovvero hanno a che fare con una errata logica che usiamo per valutare noi stessi e gli altri.
Le parole evocano immagini, altre parole e sentimenti. A loro volta le immagini evocano parole, altre immagini e sentimenti. Tali evocazioni sono determinate da associazioni programmate nelle memorie degli individui come effetto delle loro esperienze. Lo studio e il cambiamento di tali associazioni è, o dovrebbe essere, lo scopo della psicologia.
La necessità di unirsi ad altri esseri viventi e di esser loro collegato è un bisogno imperativo dal cui soddisfacimento dipende la salute psichica dell’uomo.
Veniamo influenzati non dai fatti ma dall’opinione che abbiamo dei fatti.
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