Citazioni su Differenze umane

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Introversi ed estroversi non si capiscono perché guardano in direzioni diverse.
Chi pensa di essere superiore desidera che anche Ci pensa di essere superiore desidera che anche gli altri lo pensino. gli altri lo pensino.
Ci sono persone incapaci di godere, che invidiano coloro che ne sono capaci e fanno di tutto per impedirglielo.
Normalmente, ognuno tende a valorizzare il tipo fisico e quello psicologico della propria persona, a prescindere dai loro difetti.
Essere diversi dagli altri può costituire un pregio o un difetto, ma è certamente un problema e un peso.
Sentirsi speciali è la peggiore delle gabbie che uno possa costruirsi.
Il narcisista non ha il senso della comunità, ovvero non si sente parte di un insieme che può anche fare a meno di lui.
Le persone si possono classificare secondo un continuum ai cui estremi ci sono l'intellettuale e il muscolare. Il primo preferisce scommettere sulla capacità e la bellezza dell'intelligenza, il secondo sulla forza e la bellezza fisica.
Chi oserà dire che l'uomo medio è mediocre?
Il tabù delle differenze umane è talmente forte che distinguere un saggio da uno stolto viene da molti considerato una forma di razzismo.
L'introverso è più lento dell'estroverso perché è meno spontaneo, ovvero perché si chiede più volte, prima di parlare o agire, se ciò che potrebbe dire o fare sia giusto o ingiusto, morale o immorale, appropriato o inappropriato, pertinente o impertinente, bello o brutto, utile o inutile, sicuro o pericoloso, buono o cattivo per sé e per gli altri.
L'Italia sarebbe un paese meraviglioso se non ci fossimo noi italiani.
Che ci siano differenze tra umani è indiscutibile. Discutibili sono invece la natura, l'origine e gli effetti di tali differenze, specialmente da un punto di vista civile e morale.
Più facciamo progressi 'interiori' più diminuisce il numero di coloro con cui possiamo realmente comunicare.
L'errore più comune che spesso facciamo è supporre che gli altri ragionino come noi, che reagiscano emotivamente come noi, che abbiano simili principi morali, simili interessi, simili motivazioni e simili paure, che sappiano ciò che noi sappiamo, che soffriamo e godiamo per motivi simili, che le nostre menti siano simili. È come credere che tutti i computer siano simili. In effetti tutti i computer sono simili per quanto riguarda i principi generali di funzionamento, ma molto diversi tra loro nei materiali (hardware) e nei programmi (software), ovvero nelle "applicazioni".
Più in alto si vola, minore è il numero dei compagni di viaggio.
Ci si conoscerebbe meglio reciprocamente se ciascuno non volesse sempre uguagliare l'altro.
Chi si sente diverso dagli altri è diverso da coloro che si sentono uguali agli altri. La sua diversità consiste nel sentirsi diverso.
È assurdo dividere le persone in buone o cattive. Le persone sono deliziose o noiose.
Il sapiente sa trovare somiglianze nelle differenze.
Se vuoi essere capito e accettato dagli altri non devi essere troppo diverso da loro.
Siamo tutti diversamente umani.
Ci sono testi che, sebbene io trovi sgradevoli, inutili o dannosi, piacciono a certe persone. Come possiamo giustificare queste differenze di gusti e di opinioni? Qualcuno ha gusti o opinioni erronei? Qualcuno sbaglia ad apprezzare certe idee? Se adottiamo il principio che i gusti e le opinioni non siano discutibili e quindi non siano mai "errati", non rischiamo di avallare tendenze decadenti, asociali o distruttive negli individui e nella società?
Le persone più vulnerabili convivono male con quelle meno vulnerabili.
L'umiltà piace molto a chi ha poco di cui vantarsi.
Può una persona capace di libero arbitrio e di autogoverno interagire con una che ne è incapace senza che questa ne sia spaventata o turbata?
Il disaccordo tra due persone non è quasi mai dovuto alla constatazione di errori di logica nella narrazione altrui, ma nel confronto tra logiche inconfrontabili in quanto partono da presupposti diversi qualitativamente e quantitativamente.
Chi cerca di superare se stesso non è amato perché superando se stesso rischia di superare anche gli altri.
I più dicono "siamo uguali", i meno "siamo diversi". Entrambi hanno ragione e torto allo stesso tempo.
Ogni essere umano ha interiormente una mappa del mondo, un vocabolario, un'enciclopedia, un'epistemologia, attrazioni, repulsioni e motivazioni più o meno originali o copiate da altri.
Quando due persone volano a quote diverse, le loro rotte non s'incontrano.
È molto di più e molto più importante ciò che gli esseri umani hanno in comune, di quello che ognuno tiene per sé e lo distingue dagli altri.
Più una persona cresce moralmente e intellettualmente, più aumenta la sua differenza rispetto a coloro che non crescono nella stessa misura. Per questo molti, che desiderano soprattutto essere normali, rinunciano a crescere.
L'umiltà è una virtù inventata da chi non ha nulla di cui essere fiero.
Le nostre scelte, le nostre preferenze, le nostre espressioni, i nostri comportamenti, ci qualificano agli occhi degli altri in quanto rivelano un certo grado di affinità o di differenza rispetto a loro che può suscitare un certo grado di simpatia o antipatia, attrazione o repulsione.
Gli esseri umani si distinguono anche per la qualità e la quantità dei loro dubbi.
L'arroganza è un'accusa inventata da chi è incapace di concepire idee originali.
Le persone si differenziano (tra l'altro) nella loro propensione a mettere in discussione la propria visione del mondo e di se stessi.
Gli esseri umani si dividono (in modo più o meno netto) in pecore, pastori, cani da pastore e lupi.
Pochi possono sopportare l'idea di essere meno intelligenti, meno saggi o meno sapienti del proprio interlocutore.
Il problema non è il sentirsi superiori (anche perché non siamo tutti allo stesso livello in tutti i campi) ma il ritenere che chi è inferiore debba obbedire a chi è superiore e pensare, ragionare e sentire come lui. L'obbedire al superiore (ma non il pensare, ragionare e sentire allo stesso modo) è giusto solo nelle organizzazioni in cui è indispensabile il rispetto della gerarchia e della disciplina, come, ad esempio, nelle forze armate, nelle scuole e nelle organizzazioni pubbliche e private.
I gruppi sociali si differenziano, tra l'altro, per il grado di complessità e di astrazione del modo di pensare dei propri membri (che si riflette nella quantità e nella qualità delle parole che questi conoscono e usano nel pensare e nel comunicare), e per il loro grado di interesse verso particolari campi culturali come la scienza, la tecnologia, la letteratura, la storia, la filosofia, la psicologia, la politica, l'economia, l'ecologia, le piante, gli animali, l'arte, lo sport, la musica, la religione, la morale, il cibo, la sessualità, le droghe, la moda, l'arredamento, il turismo, i mass media ecc.
Per sentirsi tutti uguali bisogna ignorare le qualità rare.
Per l'inconscio essere diversi dagli altri è una colpa che prima o poi viene scoperta e punita.
Coloro che non si conformano ai costumi della propria comunità sono soggetti ad una paura inconscia dell'isolamento sociale che può essere alleviata solo mediante la partecipazione a riti di appartenenza reali o immaginari. La vita di queste persone oscilla tra l'affermazione delle loro differenze e il senso di colpa per essersi diversi.
Io appartengo alla categoria dei non appartenenti.
Gli uomini sono eguali. Non la nascita, ma la virtù fa la differenza.
Così come in musica ci sono musicisti virtuosi, altri mediocri, e persone stonate, così in tutte le altre attività della vita umana, tra cui quella di pensare.
L'espressione "immunità di gregge", così spesso ricorrente ai tempi del coronavirus, mi fa pensare al concetto Nietzscheano di gregge. A tal proposito, mi diverte pensare che gli esseri umani potrebbero essere divisi in cinque grandi categorie: pecore, pastori, cani da pastore, cani randagi e animali extraterrestri. Io mi collocherei nell'ultima categoria, con occasionali metamorfosi in tutte le altre.
Chi si ritiene superiore a tutti in tutto è semplicemente uno psicopatico. Giusto e sano è invece ritenersi superiore a qualcuno in qualcosa.
Ogni essere umano ha qualcosa in comune con qualcun altro.
Per conoscere se stessi è indispensabile confrontarsi con gli altri e capire in cosa e in quale misura siamo diversi.
Chi si sente diverso dagli altri è diverso da chi si sente uguale agli altri.
Sono vissuto abbastanza a lungo per vedere che la differenza genera odio.
Il vittimista è uno che chiede un risarcimento per i danni innocentemente subiti per colpa di altri.
Gli umani si distinguono anche per la quantità e qualità delle domande che pongono a se stessi o agli altri. Dimmi che domande fai e ti dirò chi sei.
La realtà è fatta di tantissime cose e ognuno di noi dà più importanza, e di conseguenza fa più attenzione, ad alcune piuttosto che ad altre. Questa differenza di importanze differenzia gli umani e rende difficile la loro comunicazione e cooperazione.
La gente considera i diversi come malati, inferiori o arroganti, mai superiori.
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