Aforismi di Bruno Cancellieri su Giudicare
Giudicare

Recensione di Luigi Anepeta

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Chi non comprende, giudica.
Chi non condanna il male ne è complice.
I difetti altrui sono sempre più gravi dei propri.
E' assurdo giudicare male qualcuno perché giudica.
Le uniche persone al riparo dalle critiche sono quelle mai nate.
Chi non giudica assolve, chi assolve ha giudicato. Non si può non giudicare.
Il pluralismo filosofico e culturale conviene a chi non vuole essere giudicato.
Con l'aumentare delle nostre conoscenze diminuisce la nostra certezza di giudizio.
Il valore che diamo alle cose e alle persone dipende dai nostri bisogni e dalle nostre aspettative.
Quando si ammira un autore si trova sempre il modo di giustificare e di valorizzare ciò che ha scritto.
Non dobbiamo sospendere il giudizio, dobbiamo ampliarlo per includere interessi e punti di vista diversi.
Quanto parliamo male di qualcuno è sottinteso che noi siamo migliori, e questo ci gratifica e ci promuove.
Condividere dei valori e delle verità comporta il sottoporsi ad un corrispondente giudizio morale e intellettuale.
E' paradossale che le persone che hanno meno fiducia in se stesse siano le meno capaci di autocritica, e viceversa.
Quando si giudica il comportamento di una persona, bisogna usare criteri non solo razionali, ma anche sentimentali.
Non bisogna smettere di giudicare, ma cambiare e migliorare i modi, i criteri, i punti di vista e gli scopi del giudizio.
Siamo profondamente condizionati dall'idea del giudizio morale: facciamo qualsiasi cosa per evitarlo o meritarne uno buono.
La questione non è se una certa cosa sia buona o cattiva, bella o brutta, vera o falsa, giusta o sbagliata, ma per chi e perché lo sia.
La paura di essere giudicati può condurre ad un comportamento rigidamente moralista o, al contrario, ad un totale relativismo morale, ovvero ad una morale fai-da-te.
Io giudico gli altri e gli altri mi giudicano. Da questi giudizi dipendono le nostre relazioni, e dalla qualità delle nostre relazioni dipendono i nostri piaceri e dolori.
Criticare una critica non significa negare il diritto di criticare, così come consentire una critica non significa accettarla. Anche le critiche debbono essere criticabili.
Le persone zelanti sono considerate troppo rigide e un po' fesse da quelle non zelanti. Le persone non zelanti sono considerate inaffidabili e un po' immorali da quelle zelanti.
Molti sono per un pluralismo e relativismo filosofico, etico e culturale, ovvero per un fai-da-te morale in cui ciascuno si giudica come gli conviene sottraendosi al giudizio altrui.
Le persone più serie sono inquietanti per quelle meno serie, perché sono percepite come più inclini a giudicare e quindi a condannare coloro che non corrispondono ai loro principi morali.
Se tutti parlano di una certa cosa, è impossibile non parlarne, anche solo per chiedersi perché tutti ne parlano e se sia una cosa reale o immaginaria, vera o falsa, buona o cattiva, bella o brutta.
Un modo molto usato e facile di criticare qualcuno è quello di attribuirgli pensieri e intenzioni criticabili interpretando in modo arbitrario e tendenzioso le sue parole e/o il suo comportamento, senza preoccuparsi di averlo capito bene, anzi assumendo di averlo capito perfettamente.
Stiamo attenti a ciò che diciamo, perché dalle nostre parole gli altri si faranno un'idea più o meno vera o falsa, secondo i loro paradigmi, di chi siamo, chi crediamo di essere, come li giudichiamo e delle nostre intenzioni. C'è sempre il rischio di passare per arroganti, narcisisti, nemici, ignoranti, sciocchi, ingenui, perdenti, falsi, incoerenti, pazzi ecc.
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